Accademia di Belle Arti di Bologna
L’accademia di Belle Arti di Bologna è uno di quei luoghi non accessibili al pubblico durante il corso dell’anno, ma che apre le sue porte solamente in alcuni giorni dell’anno grazie alla collaborazione del FAI, che permette il suo ingresso in questi luoghi che meriterebbero una maggiore rilevanza e che potrebbero produrre anche una rilevante entrata per gli istituti, che in questi casi necessitano di constanti fondi per sovvertire alle spese della manutenzione ordinaria dell’immobile e dei beni custoditi al loro interno.
Oggi parleremo dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, un luogo nascosto sotto i portici della città Universitaria per eccellenza nel Mondo. L’affluenza di visitatori nel week-end del 24-25 Marzo è stata di tutto rispetto, in quanto la coda per entrare era costante. I gruppi, composti da un massimo di 30 persone, accedevano all'interno dell'Accademia ogni 15 minuti, tra i quali la precedenza spettava agli associati FAI, i quali godono di particolari privilegi, fra cui passare davanti alle varie code e scontistiche varie all’interno di musei e altre location.

La nostra attesa fu di circa 45 minuti, ma non fu vana, in quanto fummo ricompensati alla vista di ciò che si svelò ai nostri occhi, dietro il drappo cremisi dell'ingresso. L’ampia sala d’ingresso si aprì in una sorte di salone circolare a croce latina, adornato agli angoli da copie di gruppi scultorei in esposizione all’interno delle grandi Gallerie Museali del mondo. Questo edificio in principio era la chiesa adiacente il seicentesco complesso del convento di Sant’Ignazio, opera dell’architetto Francesco Martiri. Nel 1804, a seguito della soppressione dell’ordine, fu collocato all’interno delle stanze del convento l’Accademia Clementina, decisione presa a seguito dell’invasione Napoleonica. L’edificio fino ad allora non ebbe le dovute attenzioni e manutenzioni che sarebbero dovute essere effettuate, sino ad arrivare ad essere usato anche come ospedale. Nella prima metà del ‘700 ci fu il primo importante intervento di trasformazione del complesso sotto la direzione di Alfonso Torreggiani, che diede corpo all’attuale Aula Magna, abbattendo la cupola che sormontava la chiesa e l’abside, in queste sale furono successivamente collocati i dipinti provenienti dai vari luoghi religiosi, a seguito della soppressione degli ordini religiosi. Alla fine dell’800 l’Accademia Clementina fu separata dalla Pinacoteca, l’Accademia rimase in possesso solamente di alcune opere che erano legate alla sua storia e per uso didattico, fra queste si ricordano le statue in gesso, copie raffiguranti le opere marmoree romane, opere giunte all’interno dell’Accademia grazie a diversi donatori, fra i quali spicca la figura di papa Benedetto XIV. Di queste opere sono imponenti la Minerva greca, la statua del Nettuno e la dea Alata.
All’interno dell’Aula Magna è collocata la settecentesca opera originale raffigurante l’allegoria della Fama, opera di Marcantonio Franceschini, opera a tempera realizzata su tavola.
All’interno dell’Accademia è anche presente una Biblioteca, una fra le più importanti del settore, dove sono custoditi documenti, disegni grafici, manoscritto e schizzi, di questi citiamo quelli dell’artista Antonio Basoli.